HÉLIO GRACIE

Il 29 gennaio 2009 ci lasciava alla veneranda età di 95 anni uno dei più grandi e indiscussi maestri del secolo. Un uomo piccolo ma con carattere e robustezza straordinari: era nato nel 1913, aveva vissuto una vita irripetibile costellata di sfide e aveva insegnato sulla materassina fino a 10 giorni prima della sua morte. Ha rivoluzionato le arti marziali. Ha forgiato un'ineguagliabile stirpe di combattenti. Un nome, nella storia: Hélio Gracie.

Nei primi del '900 un giapponese, detto "il conte Koma", andò a vivere nel nordest del Brasile a seguito di una missione diplomatica. In virtù della grande amicizia che lo legò a Gastao Gracie, politico e uomo d'affari, si offrì di insegnare l'arte del Jiu-jitsu al suo primogenito Carlos, il quale a sua volta la trasmise ai suoi 4 fratelli.
Hélio, il più giovane, era di costituzione gracile e trascorse anni limitandosi a guardare i suoi fratelli insegnare. "Io avevo solo 4 anni all'epoca. A dir la verità non ricordo bene che tipo di tecnica insegnasse Koma. Carlos aprì il dojo a Rio quando aveva 25 anni e io guardavo le tecniche che aveva imparato da  Koma. Ma continuavo a pensare come un uomo piccolo e debole come me avrebbe potuto vincere affidandosi alla tecnica."
Egli ebbe il coraggio, attraverso tentativi e errori, di staccarsi dal tradizionale jiu-jitsu che i suoi fratelli avevano imparato e stavano insegnando... e ci fu la svolta.
Racconta suo figlio Rorion: "Mio padre era ancora giovane per insegnare. Ma un giorno sostituì lo zio che era in ritardo. Aveva solo 16 anni, ma la sua capacità di controllare l'avversario col minimo sforzo era abbastanza persuasiva da soddisfare gli studenti. Dopo quella lezione zio Carlos autorizzò mio padre a insegnare."
La rigida filosofia concepita principalmente da Carlos, senza la quale l'arte sublime di Hélio non sarebbe stata perpetrata con ostinazione da un centinaio di discendenti in 4 generazioni della famiglia, può sembrare a molti quasi una follia: i Gracie dovevano riprodursi e se le mogli non avessero potuto dar loro dei figli avrebbero dovuto capire la necessità di trovare altre donne per aumentare il loro esercito di campioni; sfidare chiunque; osservare una rigida dieta; chiamare i figli con le iniziali K, R o C, basandosi sulla credenza che la forza di un guerriero risiede nel suo nome. Hélio ebbe 9 figli con due donne e aiutò Carlos (che ne ebbe 21 con sei!) ad allevare otto dei suoi. "Non ho mai amato una donna perchè l'amore è una debolezza e io non ho debolezze. l'amore è sesso e il sesso serve a procreare", disse un giorno.
Carlos ideò un marketing aggressivo, il "Gracie challenge": "devo far qualcosa per meravigliare la gente"... e lanciò sui giornali annunci tipo "se vuoi farti rompere un braccio contatta Carlos Gracie a questo numero di telefono". La voce si sparse, i fratelli Gracie vincevano e il loro nome cominciò a essere rispettato in tutto il Brasile. Il giovane e minuto Hélio sconfiggeva in incontri quasi senza regole avversari più grossi, davanti a folle da record negli stadi da calcio... divenne il primo eroe nazionale dello sport brasiliano, il valetudo ebbe un seguito secondo solo al calcio.
"Io sono colui che ha iniziato il valetudo, ma non siamo stati noi a chiamarlo così, fu in seguito un produttore televisivo. Io combattevo contro altri stili per affermare il Gracie-jiu-jitsu. E vincevo. Il produttore trovò interessanti questi incontri e decise di trasmetterli: il nome del programma era "Valetudo". Divenne molto popolare."
A 18 anni nel 1932 finalizzò in 30 secondi un campione di pugilato, Antonio Portugal. Arrivarono da ogni dove per misurarsi con lui: campioni di lotta (tra cui il polacco Zbyszko di 120 kg, il doppio di Hélio!), judoki giapponesi, pugili, capoeiristi... alcuni nel valetudo, altri con regole sportive, altri in sfide "a porte chiuse" non ben documentate. La battaglia più dura la ebbe col campione brasiliano di lotta libera Americo Silva, di 20 kg più pesante, messo KO da un calcio in bocca seguito da un pugno allo stomaco: "fu il mio incontro più violento, 19 minuti sanguinosi, ma vinsi, (...) passò la notte in ospedale orinando sangue".
Dal '37 si dedicò principalmente alle lezioni, ma fu sempre pronto a sfidare chiunque e nel '50 tornò in due occasioni ufficiali sul ring. Sfidò ufficialmente addirittura il mitico campione dei pesi massimi di boxe di quegli anni, il "bombardiere nero" Joe Louis, che non accettò.
Nel '51, dopo aver superato il forte Kato in due storici incontri, egli affrontò il colossale Kimura, il numero uno dei pesi massimi giapponesi, largamente considerato oggi il più grande judoka di tutti i tempi. Più giovane e con 35 kg di vantaggio, Kimura promise di finalizzare il brasiliano in meno di tre minuti. L'epica sfida avvenne con regole sportive, al Maracanà di Rio, davanti a 20.000 persone tra cui alte autorità, trasmessa in tv. Carlos, preoccupato dal temperamento del fratello, lo costrinse a giurare di arrendersi prima di ferirsi gravemente o morire. Ma
Hélio resistette fino al tredicesimo minuto, nonostante (come confessò solo molti anni più tardi) avesse pure perso conoscenza per qualche secondo durante uno strangolamento che Kimura non continuò; poi subì una chiave articolare al braccio, rifiutò di arrendersi e Kimura non potè far altro che continuare a torcerlo fino a romperlo; anche fratturato il brasiliano non si arrese e allora Carlos intervenne per fermare il match. Il giapponese interruppe la lunga imbattibilità di Hélio e il mito che le differenze di peso e forza non contano. Da quel giorno quella leva al braccio (una "ude garami" o "americana" invertita) venne ricordata per sempre come la "chiave Kimura". I giornali scrissero di una vittoria morale di Hélio, il suo grande spirito combattivo fu riconosciuto da tutti e da Kimura stesso, che in seguito rese omaggio alla tecnica e alla tremenda forza di volontà dell'avversario.
Nel '55
Hélio tornò per affrontare un ex-allievo cacciato dall'accademia: Waldemar Santana, 25 anni, 94 kg, contro un quarantaduenne di 67 kg ritirato da 4 anni in quello che fu il più lungo match di puro valetudo della storia, 3 ore e 45 minuti!!! Dopo una resistenza incredibilmente valorosa, ormai esausto, Hélio fu messo KO da un calcio in pieno viso.
Era giunta l'ora di smettere con gli incontri ufficiali e di dedicarsi ai suoi successori... La nuova generazione era pronta e toccò a Carlson, primogenito di Carlos, vendicare l'onore della famiglia sconfiggendo ben 4 volte Waldemar...
Hélio guidò con disciplina i suoi discepoli e fu suo figlio maggiore Rorion a portare il valetudo fuori dai confini brasiliani, incarnando al meglio la vecchia tradizione di famiglia e ripetendo negli USA il "Gracie challenge", fino a quando non riuscì a convincere un produttore cinematografico a organizzare un grande evento come l'Ultimate Fighting Championship. Qui decise di lanciare contro avversari più grossi suo fratello Royce, uomo dalla corporatura normale, che davanti agli occhi del mondo fu in grado di dominare le prime edizioni provocando così l'inizio di quella nuova era nelle arti marziali che tutti conosciamo. L'anziano padre era lì, a guidarlo a lato della gabbia... mentre l'altro figlio Rickson dimostrava allo stesso identico modo la sua superiorità in Giappone.
Il contributo di
Hélio alla perfezione delle tecniche di jiu-jitsu, la sua filosofia di vita e la sua metodologia esemplare di insegnamento sono stati un esempio per i suoi figli e nipoti e i suoi studenti in tutto il mondo.

ONORIAMO E RICORDIAMO IL MAESTRO DEI MAESTRI ATTRAVERSO LE PAROLE DI ROYCE: 

"Oggi mio padre, Hélio, è deceduto a 95 anni. Mi sento onorato di essere figlio di un uomo così incredibile. Egli è stato la mia ispirazione durante tutta la mia vita. (...)   Molti di voi possono pensare che la cosa più grande che mio padre mi ha dato sia il Gracie Jiu-Jitsu, ma voglio che sappiate che lo ricorderò per tutto quel che mi insegnò fuori dal tatami. Mi insegnò ad essere un uomo, un marito, un padre. Mi insegnò ad essere onesto, rispettoso e diligente. Vi chiedo di celebrare la memorabile vita di mio padre, Hélio Gracie. il più grande tributo che possiamo offrire a mio padre è che continuiamo ad allenarci e a diffondere il Gracie Jiu-Jitsu, senza dimenticare il fatto che quello che si fa fuori dal tatami, conta più di quel che si fa sul tatami. Affronta le sfide della vita con fiducia, osa inseguire i tuoi sogni e vivi la vita al massimo, come fece mio padre."

 

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