BRUCE   LEE


 

Bruce Lee è un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni.
Conosciuto da tutti, è purtroppo ricordato dai non addetti ai lavori solo come un grande attore e un formidabile atleta. Il suo mito ha però basi ben più solide: egli ha avuto sì la grande intuizione di capire la potenzialità del cinema e di sfruttarla, ma è stato anche un grande filosofo, un eccezionale maestro, un innovatore, un vero “pioniere” in un sacco di settori, con un valore che sconfina ben oltre le arti marziali, che ha lasciato un'eredità ineguagliata e che è tuttora studiatissimo e preso come esempio in tutto il mondo.
Bruce Lee
Bruce Lee nacque il 27 novembre 1940 a San Francisco. Il padre era un attore cinese in tournée in America, la madre era di origine tedesca e di tradizione cattolica. La famiglia rientrò dopo pochi mesi a Hong Kong, che a quel tempo era ancora una colonia britannica, piena di gangs di sbandati, dove tra coloni e cinesi non correva buon sangue, ed egli crebbe in una realtà di strada dove le risse erano all'ordine del giorno.
Da ragazzino si trovò spesso coinvolto in queste situazioni, era molto sveglio ma piuttosto irrequieto e poco diligente, l'unico modo per farlo stare fermo era trovargli qualcosa da leggere... e lui passava le ore sui libri come del resto fece per tutta la sua vita: ovunque andasse si portava sempre dietro un libro e ne possedeva una vasta collezione.
Si dedicò con successo anche alla danza, ma la sua strada era un'altra: iniziò tutto a tredici anni quando si iscrisse alla scuola di kung fu (stile wing chun) del leggendario maestro Yip Man. Divenne presto uno degli allievi migliori, qui entrò in contatto con il pensiero taoista e la filosofia di Buddha, Confucio e altri grandi maestri. Ma egli fu diverso dagli altri praticanti di arti marziali di quei tempi perchè non si limitò a questo: fu attratto da ogni forma di combattimento, tanto che studiò i rudimenti della scherma occidentale col fratello e vinse un titolo interscolastico di pugilato.
Quando aveva diciotto anni, la scuola fu sfidata da un'altra concorrente. Quella che doveva essere una serie di confronti a due si trasformò in una rissa, Bruce ferì seriamente un ragazzo e venne denunciato. La famiglia decise allora di mandarlo negli Stati Uniti. Con cento dollari in tasca, fece 18 giorni di traversata dando lezioni di cha cha cha, il ballo in cui era stato campione a Hong Kong...
Pacifista, contrario all'uso delle armi, a Seattle lavorò come cameriere, completò gli studi e conseguì una laurea in filosofia, ma dovette fare i conti con un ambiente razzista e anche qui si trovò spesso coinvolto in risse. Aprì una scuola di kung fu in cui intendeva insegnare a chiunque avesse un animo adatto a impararlo, senza distinzioni di pelle, ma questo non piaceva ai cinesi: gelosi della propria arte erano convinti che questa potesse essere usata contro di loro, e fu così che Bruce affrontò anche i suoi connazionali, fermo e convinto che questa mentalità fosse vecchia e sbagliata perchè: “se qualcuno vuole veramente far del male può riuscirci benissimo senza conoscere il kung fu!”
Alla fine gli si presentò uno sfidante ufficiale in rappresentanza della comunità marziale cinese: in caso di sconfitta Lee avrebbe dovuto chiudere e smettere di insegnare agli occidentali. Egli raccolse e stravinse la sfida. Non fu più minacciato, tuttavia non si riteneva soddisfatto perchè pensava di averci messo troppo... fu forse da qui che iniziò quella ricerca che lo porterà a ideare la sua personale filosofia di interpretare il combattimento: il JEET KUNE DO (la “via per intercettare il pugno”).
Trasferitosi in California, dal '64 approfondì gli studi ed esplorò i segreti di altre discipline marziali e sportive; sperimentò nuovi metodi di allenamento; fece diverse famose esibizioni in cui dimostrò le sue capacità uniche al mondo nell'eseguire tecniche ed esercizi fisici; conobbe campioni, attori, produttori, che in alcuni casi divennero suoi allievi; chiuse le tre filiali della sua scuola e da quel momento accettò solo allievi privati. Questo gli permise ancor più di raggiungere i suoi scopi: per lui non esisteva una via universale, perchè: “dove esiste un metodo esiste anche un limite”, quindi adattò l'insegnamento modellandolo su ogni persona. Dan Inosanto, già maestro di Kali, che divenne suo allievo e grande amico, racconta che egli non diceva mai la stessa cosa a due allievi... il famoso attore e campione di Karate Chuck Norris, che a sua volta divenne allievo di Lee, disse che quando ti allenavi con lui, ti rendevi conto di quanto la tua preparazione fosse limitata.
Per allenarsi Bruce Lee si fece costruire personalmente nuove attrezzature, fece alcune modifiche all'uomo di legno che aveva sempre utilizzato, introdusse elementi di fitness, culturismo e dietologia all'avanguardia per l'epoca, fu il primo ad adottare sistematicamente sacchi, protezioni e colpitori, fino ad allora usati quasi esclusivamente dai pugili. Tutto questo senza mai trascurare l'importanza fondamentale della preparazione mentale e spirituale. Raggiunse risultati straordinari. Aumentò massa e definizione muscolare con una particolare cura per gli addominali che considerava il gruppo più importante per un artista marziale, poiché quasi ogni movimento parte proprio da lì; sviluppò la resistenza con corsa e bicicletta; faceva esercizi per il condizionamento osseo e della pelle, come spingere le mani in secchi di ghiaia; impressionò il mondo per la potenza che un uomo di un metro e settanta per sessanta chili come lui riusciva ad imprimere nel difficilissimo “pugno a un pollice”; riusciva restare chiuso a V in equilibrio sulle braccia per trenta minuti; riusciva a fare i piegamenti con un braccio appoggiato solo sul pollice della mano destra; poteva tenere un bilanciere di 35 kg con le braccia distese in avanti; i sui calci erano così potenti che alcuni riferirono, dopo aver cercato di tenergli fermo il sacco, di aver la sensazione di essere travolti da un'auto in corsa.

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La sua ossessiva ricerca dei limiti del corpo umano, che lo portava a prefiggersi sempre un obiettivo più alto ogni qualvolta che raggiungeva un risultato, nel 1970 gli fece commettere una leggerezza che gli procurò un infortunio molto grave: sollevando un peso senza un adeguato riscaldamento, subì una lesione al quarto nervo sacrale, che lo costrinse a letto per sei mesi. Secondo i medici non avrebbe mai più potuto riprendere a praticare le arti marziali. Questo fu forse il periodo più buio della sua vita, ma egli non si perse d'animo e osservò scrupolosamente il riposo allenando la mente, non potendo allenare il corpo. Progredì moltissimo grazie alle sue letture nella comprensione profonda delle arti marziali, nella conoscenza della filosofia e della scienza della riabilitazione. Tornò più forte di prima. Fu in questi mesi che, non riuscendo nemmeno scrivere, iniziò a dettare alla moglie una quantità impressionante di appunti, contenenti anche profondi insegnamenti filosofici, che dopo la sua morte verranno raccolti, riordinati e riempiranno otto volumi pubblicati solo in parte. Ancora oggi sono fonte di ispirazione per ogni praticante di arti marziali.
L'anno dopo Bruce Lee raggiunse finalmente il successo cinematografico e fu proprio la carriera d'attore a portarlo alle stelle in appena un paio d'anni. I suoi film sono vere e proprie pietre miliari nella storia del genere marziale, verranno ricordati e imitati per sempre, non è esagerato affermare che egli è stato colui che ha sdoganato quel cinema, facendolo uscire da rigidi schemi e innalzandone considerevolmente la qualità. Ma il suo più grande merito fu di far uscire così definitivamente il kung fu dalla cultura cinese, portandolo in occidente dove nessun'altro era riuscito a farlo arrivare prima di lui. Non a caso gli è stato dedicato un monumento a Hong Kong.
Il primo film da protagonista fu “The big boss” (1971, tradotto malamente “il furore della Cina colpisce ancora”, perchè uscì in Italia solo dopo il secondo), un successo clamoroso in tutta l'Asia; poi fu la volta di “Fist of fury” (1972, “Dalla Cina con furore”), che spopolò in tutti i paesi; “The way of the dragon” (1972, “L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente”), che contiene quello che è considerato da molti il più bel combattimento marziale della storia del cinema: il memorabile duello finale tra lui e Chuck Norris, girato nella splendida ed epica cornice del Colosseo, di cui fu il coreografo e che richiese tre giorni di riprese. Sempre nel 1972 uscì il capolavoro che lo consacrò come divo internazionale: “Enter the dragon” (“I tre dell'operazione drago”). Costato molto poco sbancò i botteghini di tutto il mondo, sarà sempre ricordato come l'apice del cinema marziale, fu il primo colossale film “torneo”, una grande intuizione di Lee che tanto sarà copiata in futuro da film e videogiochi.
Nel frattempo Bruce Lee aveva interrotto un lavoro che avrebbe dovuto riprendere in seguito: “Game of Death”. Questo doveva essere il “suo” film, quello che avrebbe espresso la sua filosofia del combattimento e i concetti del suo stile. Egli aveva già girato del materiale, inclusa una lunga sequenza in una pagoda in cui sconfiggeva avversari via via più forti in ogni livello in cui saliva. Anche in questo caso fu sua l'idea che anticiperà tutti i videogiochi negli anni a venire! Ma la morte gli impedì di finire il progetto. Nel 1978, con quegli spezzoni e l'aggiunta di ulteriore materiale girato con controfigure, uscì “l'ultimo combattimento di Chen”, un'operazione commerciale di dubbio gusto che snaturò l'idea originale di Bruce Lee, ma che fu comunque un successo. Solo ventidue anni dopo, nel 2000, viene finalmente ritrovato il materiale dimenticato negli archivi della casa cinematografica con gli appunti e le indicazioni di Bruce Lee in persona: il risultato è “Bruce Lee: a warrior journey” (titolo italiano “Bruce Lee: la leggenda”), un film-documentario interessantissimo, con le interviste della moglie e dei suoi amici, che rende finalmente onore al suo lavoro originale.

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Bruce Lee scompare drammaticamente il 20 luglio 1973 lasciando il mondo ammutolito. Muore a Hong Kong, nella casa di un'attrice, per edema cerebrale. Le cause sono ancora oggi poco chiare. Iniziarono a girare le voci più disparate. Alcuni non credettero neanche alla sua morte, e aspettarono il suo ritorno. La versione ufficiale parla di “morte accidentale”, per una reazione allergica ad un componente di un farmaco, l'Equagesic, un potente analgesico contenente aspirina e meprobanato, che gli era stato prescritto per l'emicrania. Al suo funerale, ad Hong Kong, partecipò una folla immensa. una seconda funzione, in forma privata, ebbe luogo a Seattle, dove è stato sepolto.

Bruce Lee lasciò in tutto il mondo un vuoto che ancora non viene colmato. Diede alle arti marziali un impulso che cambiò per sempre il modo di concepirle. Fece della sua esplorazione dei limiti del corpo un'arte e una scienza, e per questo è considerato un “padrino” di molte discipline moderne anche se non ne è stato direttamente il fondatore. I culturisti lo considerano uno degli uomini meglio definiti di sempre. Gli atleti di arti marziali miste dimostrano il suo concetto: “il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un Judoka. Il miglior combattente è qualcuno che si può adattare a qualsiasi stile di combattimento”. Sportivi di ogni genere, o anche solo amanti della salute e della forma fisica, studiosi di filosofia e discipline orientali, insegnanti, amanti del cinema e dei videogiochi, militari e operatori della sicurezza, persone comuni di ogni dove, spesso si ispirano al suo pensiero e lo prendono come modello da seguire. La sua umile tomba è visitata tutt'ora da milioni di persone. Il suo lascito è un tesoro inestimabile che non sarà mai dimenticato.
Bruce Lee giovane con il suo maestro yip man   Bruce Lee con Chuck Norris nella scena al colosseo   il monumento d Bruce Lee a Hong Kong

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